The Art of The Brick – la mia visita alla mostra d’Arte fatta con i Lego

È una domenica milanese di novembre stranamente soleggiata, così decido di accettare l’invito di alcuni amici e di trascorrere un pomeriggio all’insegna della cultura. La nostra meta è la Fabbrica del Vapore, ex fabbrica di materiali ferroviari e traviarvi del ‘900, ora diventata spazio espositivo. La location, a due passi dal Cimitero Monumentale, ospita fino a gennaio 2017  la mostra d’arte contemporanea The Art of the Brick.

Ci siamo trovati lì davanti la biglietteria alle 16.30, orario abbastanza di punta per la visita a una mostra di domenica pomeriggio. Come al solito, pur venendo dalla parte opposta della città, sono la prima ad arrivare sul luogo d’incontro.

Un po’ infreddolita, nonostante il debole sole invernale, tiro fuori lo smartphone dalla borsa e invio un messaggio alla mia amica. Voglio sapere tra quanto arriva e comunicarle che ci aspetta una coda assurda davanti all’ingresso della mostra.

Sto arrivando, mi risponde, così pazientemente mi metto in fila. Un po’ rassegnata dall’idea di trascorrere la prossima ora in coda, vedo una luce (anzi due) in fondo al tunnel con l’arrivo di un altro mio amico. Almeno sono in buona compagnia!, penso tra me e me. Così, mentre aspettiamo i ritardatari, chiacchieriamo di serie tv, cinema e videogiochi, i nostri principali argomenti d’interesse.

La seconda luce in fondo al tunnel, a parte il fatto che la fila scorre velocemente, è l’improvviso arrivo di un altro gruppo di nostri amici. La buona notizia è che loro in realtà erano già arrivati e si erano già messi in fila. Così, in un colpo solo, ci riuniamo al resto del gruppo, passando avanti a un bel po’ di persone. La mezz’ora successiva passa in fretta e dopo un’ora di coda siamo dentro la mostra.

The Art of The Brick – il sogno di Nathan Sawaya

L’artista si chiama Nathan Sawaya ed è un singolare uomo di New York che, lasciato il suo lavoro d’avvocato, decide di dare completo spazio alla creatività e dedicarsi alla realizzazione di opere d’arte. A fare la differenza è lo strumento utilizzato da Sawaya per dare forma all’arte, un giocattolo amato fin da bambino: i mattoncini LEGO.

“Perché i sogni si realizzano un mattoncino alla volta!”, afferma una sua citazione inserita in una grafica all’inizio del percorso espositivo.

Un’esposizione d’arte contemporanea che è stata definita dalla CNN come “una delle 10 da vedere al mondo”, nel quale Sawaya ha ricostruito con i celebri mattoncini numerose opere d’arte:

La Gioconda di Da Vinci, la Venere di Milo, il soffitto della Cappella Sistina e Il David di Michelangelo. Il ritratto di Warhol, l’Autoritratto di Rembrandt, il Pensatore di Rodin, l’urlo di Munch e la Ballerina di Degas. La Notte Stellata di Van Gogh, la Testa di Modigliani, Il Bacio di Klimt e persino il Partenone.

Nel girare per le sale, nel tentativo di recuperare chi è rimasto indietro, affascinato da un’esposizione in particolar modo, noto come la mostra sembri essere molto apprezzata dai bambini. Molti sono incuriositi dalla presenza del loro giocattolo preferito e anche un po’ indispettiti per il severo divieto dei genitori: questi non si toccano!


Per loro (ma anche per noi ragazzi e per gli adulti che non vogliono crescere mai, come Peter Pan) c’è un’area gioco alla fine del percorso dove li aspettano giganteschi contenitori pieni di coloratissimi Lego. Magari in uno di loro si nasconde il prossimo Nathan Sawaya!

Per fortuna l’arte non ha regole. Nutre la mente, sia essa di creta, pittura, legno o giocattoli moderni. – Nathan Sawaya