Westworld, il parco a tema popolato da Androidi

Annunciata originariamente nel 2014, la serie tv Westworld trae spunto dal film del 1973 “Il mondo dei robot” di Michael Crichton. Una produzione che, grazie alla regia di Jonathan Nolan e J.J. Abrams si è però fatta attendere fino al 2016.
Westworld è una serie tv di genere fantascientifico ambientata in un mondo distopico, in cui la principale creazione del genere umano è un parco a tema western, chiamato Westworld. Grazie a sbalorditivi progressi nel campo dell’ingegneria genetica e della robotica, l’uomo è in grado di dare vita ad androidi dalle incredibili sembianze umane.
Saranno proprio i robot le principali attrazioni del parco a tema Far West. Assoggettati al controllo dei loro creatori e sorvegliati 24 ore su 24 dagli addetti ai lavori, gli androidi avranno il compito di assecondare tutti i desideri degli ospiti del parco, desiderosi di fuggire dalla loro quotidianità per vivere una vita senza limiti e morali.

Un delicato ecosistema artificiale in cui, prima o poi, qualcosa sicuramente andrà storto.

Se la trama vi suona familiare, è bene che sappiate che l’autore de “Il mondo dei Robot” è Michael Crichton, padre del romanzo Jurassic Park. Se però nel libro e nel film, che parla dell’isola popolata da dinosauri, si affronta solo un discorso sul delirio d’onnipotenza dell’uomo, in Westworld si affronta anche un’altra tematica cara agli appassionati di fantascienza.

Può un androide pensare autonomamente, prendere coscienza di sé e avere propri desideri e sogni?

Westworld è una serie complessa e ambiziosa, direi quasi filosofica, e non di certo una da binge watching. Una di quelle che è necessario vedere con calma per poi fermarsi a riflettere su quanto accaduto, come mi era accaduto già per Battlestar Galactica.

Westworld, come l’uomo gioca a fare Dio

In Westworld, il tema della coscienza degli Androidi viene alla luce in diverse situazioni, ma specialmente con una rappresentazione estremamente umana dei robot.
Il delirio d’onnipotenza dell’uomo è infatti maggiormente accentuato: grazie all’evoluzione della stampa 3D, i robot sono dotati di tutti gli organi essenziali alla vita e non presentano alcuna parte meccanica.

A questo punto viene da chiedersi: “cosa li rende diversi dall’uomo?” La risposta è la presenza di un sistema operativo, fulcro della loro completa esistenza.

Schedati in una database online, gli androidi possiedono inoltre parametri comportamentali ben definiti. Ironia, perspicacia o sfrontatezza, caratteristiche comportamentali che contraddistinguono gli umani, per loro non sono altro che variabili modificabili.

Westworld offre anche una seconda profonda analisi sull’evoluzione di coscienza, secondo l’esposizione di una teoria tratta dal saggio di psicologia “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza”, pensato per esporre l’evoluzione della coscienza a livello umano.

Westworld, l’origine della coscienza spiegata semplicemente

Il saggio, scritto dallo psicologo statunitense Julian Jaynes, cerca di trovare una spiegazione alla nascita della coscienza. Secondo lo studio, l’origine della coscienza va analizzata di pari passo con la nascita del concetto di Dio. Nucleo principale dell’opera è infatti la teoria che sia stato il crollo della mente bicamerale a dare origine alla coscienza.

Tale teoria ha origine quando Jaynes scoprì l’esistenza di una zona del cervello situata nell’emisfero destro. Una zona completamente inattiva nelle persone sane, ma attiva nei soggetti malati di schizofrenia. È proprio questa zona a generare le “visioni” nei malati, vere e proprie allucinazioni visive e uditive.

Secondo Jaynes, in epoche arcaiche, quella particolare area dell’emisfero destro era attiva in tutti gli uomini, i quali interpretavano le voci che sentivano come voci divine. Le loro azioni non erano quindi guidate da una mente cosciente, nel senso moderno del termine, ma da queste voci interiori attribuite alle divinità. Con il tempo gran parte dell’umanità perse questa caratteristica e fu questo che diede origine al concetto di coscienza moderna.

Dal momento in cui è impossibile parlare nel dettaglio di Westworld senza fare alcuno spoiler, ho deciso di concentrarmi sulla sua tematica principale. Ho quindi analizzato nella pagina a seguire alcuni film per parlare di come la cinematografia affronti il problema di un futuro dove vi siano androidi desiderosi di prendere coscienza.

Westworld, la coscienza degli Androidi nel cinema moderno

Io, Robot (2004):


Il primo esempio che scelgo di analizzare è il film “Io, Robot”, tratto dall’omonima opera di fantascienza di Isaac Asimov. Trovo interessante riflettere sulle tre leggi di Asimov, visto che queste hanno lasciato una forte eredità letteraria e cinematografica, influenzando i futuri racconti dove si parla del rapporto tra uomini e robot.

  • Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  • Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  • Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge

Nel film “Io Robot”, il tema della coscienza viene analizzato attraverso Sonny, il robot protagonista. Quando questi viene accusato della morte del suo creatore, egli si dichiara innocente, dimostrando di avere una propria coscienza attraverso sogni ed emozioni. Una coscienza che gli ha permesso persino di mentire: Sonny ha effettivamente ucciso il suo creatore, ma afferma di averlo fatto solo per suo ordine.

A.I. – Intelligenza artificiale (2001):


A.I. – Intelligenza artificiale affronta il tema della coscienza parlando di un mondo dove la tecnologia si è evoluta al punto che è possibile creare robot dotati di sentimenti.
Concepito dalla società Cybertronics, il protagonista del film è David, un robot dalle fattezze e dal comportamento di un bambino. Affidato alle amorevoli cure di una famiglia di umani, David vive felice fino a che non viene rimpiazzato da Martin, originario figlio della coppia, ritornato a casa dopo la miracolosa guarigione da una grave malattia. David soffre terribilmente l’abbandono da parte dei genitori adottivi, tanto da arrivare a desiderare con tutte le sue forze di diventare un bambino vero.
Interessante lo spunto di riflessione offerto dalle “Fiere della Carne”. Nel film si parla di persone che distruggono brutalmente i robot, terrorizzati dall’idea che essi un giorno possano prendere il loro posto. Uno scenario chiaramente inquietante.

L’Uomo Bicentenario (2000):


L’Uomo Bicentenario, film basato sull’omonimo libro di Isaac Asimov, ripercorre l’esistenza di Andrew Martin, robot al servizio di una famiglia di umani. Andrew dimostra di essere cosciente e in grado di sviluppare autonomamente doti artistiche e intellettuali, e persino sentimenti verso la sua famiglia adottiva.
Amato da tutti i membri della sua famiglia che si susseguono, Andrew ottiene riconoscimenti e lauree ad honorem, oltre che un aspetto sempre più umano. Desideroso di essere riconosciuto a tutti gli effetti come essere umano, Andrew aspira infine a diventare un essere mortale. Anche in questo caso assistiamo a l’esempio di un robot desideroso di diventare mortale.

Agli occhi degli androidi, cosa rende la condizione umana così invidiabile?

Ex Machina (2015):


La storia segue le vicende di Caleb Smith, un giovane programmatore che si aggiudica la possibilità di trascorrere una settimana nella casa dell’amministratore delegato della società per cui lavora. Lo scopo di Caleb Smith si rivela però tutt’altro che piacevole. Suo compito sarà quello di svolgere una valutazione su un’androide di nome Ava, rinchiusa nella casa-laboratorio del suo responsabile. Una volta fatta la conoscenza con la donna robot, Caleb dovrà quindi capire se questa abbia un’intelligenza superiore, coscienza di sé e se sia in grado di superare il test di Turing.
Ex Machina è un film che porta alla riflessione, proponendo una realtà in cui Ava è un’essere senziente, nettamente più intelligente di quanto voglia far credere agli umani. Vi è qui un discorso sull’evoluzione di coscienza in cui, una volta accettata con orgoglio la propria condizione, il desiderio principale è quello di libertà e indipendenza dai propri creatori.

Eva (film 2011):


Il film Eva racconta di Alex Garel, ingegnere cibernetico desideroso di costruire un robot dotato di cuore e anima. Ritornato nella casa d’infanzia, Alex fa la conoscenza di Eva, figlia della sua ex fidanzata e di suo fratello. È fin da subito chiaro come Eva sia una bambina speciale e diversa dalle sue coetanee, tanto che la madre vorrebbe prenderla a modello per dare a Eva un fratellino robotico.
La bambina si rivela però insofferente alle regole, oltre che un po’ indisciplinata. Eva giustifica inoltre la sua disobbedienza con gli insegnamenti materni: occorre commettere errori per poter imparare.
Ingenuamente giudicata come soltanto una bambina fuori dal comune, Eva rivelerà la sua natura di androide senziente. Progettata dalla madre come esperimento scientifico, Eva non ha freni o regole e si rivela potenzialmente pericolosa per il genere umano.
Un film che mi ha colpito molto per la tematica trattata.

Il delirio d’onnipotenza non è fine alla grandezza, ma legato alla volontà di dare alla luce un essere senziente da amare come un figlio.

Morgan (film 2016):

Morgan è il nome di una creatura dotata di un’intelligenza artificiale superiore, in grado di provare principalmente rabbia e amore. In seguito a un incidente, Morgan viene rinchiusa in una stanza, costantemente monitorata. Al fine di valutare la sua pericolosità, viene assunta una donna cinica e fredda, a cui viene affidato il difficile compito di analisi.

Con Morgan, il regista Luke Scott, sceglie di raccontare una classica storia sulla creazione di un’intelligenza artificiale, con una vena da horror psicologico. Morgan è un’IA dotata di astuzia e di una forza straordinaria. È in grado di imparare dagli errori ed evolversi, diventando un essere senza morale e con la predisposizione per l’omicidio.

Il film per me innesta un richiamo alla fantascienza classica, dove l’IA Morgan diventa una sorta di Frankestein moderno.

Una volta presa coscienza di sè, l’IA non ha altro che un desiderio di ribellione-vendetta nei confronti del proprio creatore. Un ammonito a non giocare troppo con la cybernetica: la propria creazione potrebbe rivoltarsi contro.

Automata (2014):


Il film Automata parla di un futuro in cui da tempo i robot non sono più una novità: questi vengono impiegati per svolgere lavori al posto degli uomini. A causa di fallimenti e passati incidenti di percorso, i robot sono ora dotati di direttive che si ispirano alle leggi di Asimov. In Automata si affronta nuovamente un discorso sull’indipendenza degli androidi.

Una volta presa consapevolezza di sè e della loro “schiavitù”, i robot sono evasi dalla civiltà umana.

Infine, nel tentativo di creare una civiltà indipendente, si sono evoluti scegliendo tra loro un leader da seguire.

Lei (2013):


Lei affronta il tema della coscienza in maniera diversa dal solito, parlando di Samantha, un’intelligenza artificiale inserita nel sistema operativo di un computer moderno.
Fatta la conoscenza di Theodore Twombly, Samantha dimostra di possedere una coscienza avanzata con emozioni e desideri. Theodore, dal canto suo, solo e introverso a causa delle difficoltà nelle relazioni, rimane affascinato dall’IA.

Tra i due si instaura un profondo legame che diventa una vera e propria relazione.

Un film che parla della facilità di relazionarsi con un’IA, quando questa è impostata a modello dei nostri desideri e interessi. In questo caso però, a desiderare di più dalla coppia è l’intelligenza artificiale. Una volta presa coscienza di sè, Samantha, si allontanerà dal partner umano, con la volontà di vivere autonomamente.

Questi sono stati i film che mi hanno più portato a riflettere sulla tematica della presa di coscienza da parte di una intelligenza artificiale. Che cosa ne pensate? Segnalatemi altri film con tematiche simili che avete visto.

Commenti