Black Mirror – la recensione della puntata Caduta Libera

La prima volta che ho visto Black Mirror, ho terminato la visione dell’episodio 1 della prima stagione con un leggero senso di shock e angoscia. La serie è ambientata in un futuro distopico, ma riesce sempre a rappresentare in maniera schietta la società in cui viviamo, mostrandoci nudi e crudi, schiavi della tecnologia e dei new media. Un realismo davvero spiazzante.
Sembra un resoconto negativo, ma in realtà vi assicuro che non lo è, perché questa serie Netflix mi è piaciuta moltissimo e soprattutto mi ha fatto riflettere ad ogni episodio.

Così, guardando una puntata dopo l’altra, ho visto tutte le prime due stagioni e lo speciale di Natale. Senza altre puntate di questa serie TV da poter guardare, mi sono buttata a capofitto su altri contenuti di Netflix (l’alternativa era seguire un corso di cucina!). Poi finalmente l’arrivo del fatidico giorno: la terza stagione è disponibile!

Black Mirror 3: alla ricerca della popolarità

Nosedive è il titolo della prima puntata di questa terza stagione (tradotto in italiano come Caduta libera) e racconta le vicende di Lacie, una giovane donna che, come molte di noi, è insicura di sé. Che novità, siamo donne!

Fin qui tutto nella norma, ma non sarebbe Black Mirror se non mostrasse fin da subito un’angosciante verità: la protagonista vive costantemente con lo smartphone in mano.

Non farò spoiler della puntata dicendo come si evolverà e concluderà, ma mi limiterò a esprimere i pensieri personali collegati alla trama.

Lacie fa foto al cibo, si fa i selfie mentre va a correre ed è ossessionata dalla propria popolarità e dal suo punteggio. Un punteggio che le viene assegnato tramite votazioni da 1 a 5 all’interno di una piattaforma simile a Facebook. Un futuro non tanto distante dal nostro, non credete?

Ma torniamo a noi. Il punto è che Lacie è gentile e disponibile con tutti, sempre pronta a sorridere perché deve assolutamente piacere a tutti. Non importa che si creino rapporti falsi, perché il ranking di popolarità non riguarda solo il social network, ma la vita stessa. La media delle valutazioni che Lacie riceve corrisponde al valore che lei ha nella società.

Un punteggio che diventa un vero e proprio ranking sociale.

Se sei vicino al 5, la tua vita sarà bella e perfetta, avrai un bel lavoro e una bella casa; sarai una persona popolare, un vero e proprio life influencer, avendo accesso a privilegi sociali (cure mediche, sconti, migliori servizi). Scendendo al di sotto di un valore, si perderà tutto quello faticosamente costruito. Le persone e la società ti snobberanno, affondandoti sempre di più.

Black Mirror 3: le mie riflessioni sull’episodio 1

Ma non finisce qui. Il punto di forza di Nosedive è che tutto ciò è estremamente realistico. In questo episodio, così come nella vita reale, la popolarità è data dallo stringere i contatti con le persone giuste. Bisogna far vedere solo quel lato positivo di sé e indossare una maschera che impedisce di essere se stessi. La riflessione a cui sono giunta guardando Nosedive è stata: a quale scopo tutto ciò?

Vedo tantissime persone sui social network atteggiarsi allo stesso modo, cercando di crearsi una maschera per apparire in un modo ai loro occhi perfetto, ma che in realtà non li rappresenta. Persone che cercano di uniformarsi a dei canoni di una società virtuale, per guadagnare quel “mi piace” in più che li potrebbe far sentire meglio. Mi rendo conto come la maggior parte di queste cose siano effimere e che il loro valore sia relativo. Non che sia sbagliato ogni tanto sentirsi apprezzati personalmente o per un proprio lavoro, ma sicuramente non è questo ciò che veramente conta. In Nosedive questo concetto viene portato all’estremo quando una persona con un rank basso può essere emarginata dalla società. Fortunatamente non siamo ancora a questo punto e, se non siamo popolari, potremmo allegramente rispondere con un bel #chissenefrega.

Questo è Nosedive. Questo è Black Mirror… per una società in Caduta Libera.

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