Miss Peregrine – una storia alla Tim Burton

Scrivere un romanzo non è una cosa semplice, ma a volte però l’ispirazione per una storia può venire in modi più improbabili, come per esempio guardando vecchie fotografie ingiallite. È proprio questo quello che è successo a Ransom Riggs, giovane blogger statunitense, diventato uno scrittore. Sono state infatti delle fotografie a ispirarlo, per dar vita al suo romanzo di successo “La casa per bambini speciali di Miss Peregrine”.

Una storia che adesso trova spazio al cinema sotto la regia di Tim Burton. Il regista statunitense si trova perfettamente a suo agio nel raccontare una storia che, tratta da bizzarre fotografie di bambini speciali (forse quelli che allora erano definiti “fenomeni da baraccone”), calza alla perfezione con le visioni creative del regista.

Miss Peregrine – la trama in sintesi

Miss Peregrine – La Casa dei Ragazzi Speciali racconta di Jacob Portman (Asa Butterfield), un ragazzo di 16 anni che, come molti adolescenti, si sente di avere una vita noiosa e poco importante. Con due genitori molto pragmatici e poi inclini ai viaggi (siano questi di fantasia o reali), Jacob lega moltissimo con il nonno Abraham.

Tra le storie del nonno, ce n’è una che Jacob ama in particolar modo: quella della sua infanzia trascorsa in un orfanotrofio per ragazzi speciali, dotati di abilità singolari. I bambini dell’orfanotrofio si trovano sotto la protezione di Miss Peregrine (Eva Green), una donna capace di trasformarsi in un falco e riavvolgere il tempo. Miss Peregrine guida l’orfanotrofio e mette in riga i bambini, come una sorta di Mary Poppins.

Una volta cresciuto, il nonno Abraham aveva trascorso moltissimo tempo dando la caccia ai Vacui, terribili mostri che inseguivano i bambini speciali per mangiarsi i loro occhi e assorbire così la loro forza vitale.

Con i soggetti de La casa dei Ragazzi Speciali di Miss Peregrine, Tim Burton può dare il meglio di sé.

Giovani sognatori e nonni che farneticano sembrano essere i suoi personaggi più amati. Ma che cosa si nasconde per davvero dietro ai racconti di nonno Abraham?

Continua a leggere, nella seconda parte parlerò delle mie riflessioni sul film. 

Miss Peregrine – un inno alla diversità

Interpretato da Terence Stamp, il personaggio del nonno Abraham elogia la diversità dell’individuo, ponendo l’accento sulle singolarità dei bambini di Miss Peregrine. C’è chi levita nell’aria, chi è in grado di sollevare pesi giganteschi, chi è invisibile e persino chi ha poteri pirocinetici.

Nella realtà quotidiana, anche senza poteri magici, ognuno di noi nel suo piccolo è dotato di caratteristiche peculiari.

Sono inoltre proprio gli anni della Seconda Guerra Mondiale dove più si parla della diversità dell’individuo, vista però come accezione negativa. Se per i bambini della casa di Miss Peregrine la peculiarità è fonte di ricchezza, così non è stato durante il periodo nazista. In questo caso, l’orfanotrofio di Miss Peregrine può essere visto come il simbolo di un riparo nascosto agli occhi di chi, tra il ’39 e ’45, non vedeva di buon occhio le diversità.

A riportare Jacob alla realtà sono i genitori. Le storie di nonno Abraham, gli viene spiegato, non sono altro che una metafora degli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale. Il nonno, di origine polacca, racconta sì dell’infanzia trascorsa in un orfanotrofio, ma in questo non vi è niente di speciale.

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine non è altro che un centro di rifugio per orfani sfuggiti alle persecuzioni naziste.

Privato delle sue convinzioni, Jacob si trova a fare i conti con la morte improvvisa del nonno che, in fin di vita, afferma fermamente di essere stato vittima dei mostri dei suoi racconti.

Miss Peregrine – la favola che diventa metafora

Prendendo una piega da racconto di formazione, Miss Peregrine – La Casa dei Ragazzi Speciali prosegue per metafore, dividendo il pubblico tra realtà e fantasia. Gli incubi del nonno sono davvero soltanto delle farneticazioni?

Miss Peregrine – La Casa dei Ragazzi Speciali mostra la sua natura dualista attraverso il simbolismo.  L’orfanotrofio di Miss Peregrine è una sorta di Isola Che Non C’è dove non si invecchia mai. Un luogo sospeso nello spazio e nel tempo, una bolla dove si è al riparo dalle forze esterne e malvagie della vita. La protezione però non è per gli adulti, ma solo per i bambini, perché è attraverso di loro che ci si guadagna la vita eterna. Non a caso sono proprio i bambini il principale nutrimento dei Vacui, adulti desiderosi di avere quell’agognata immortalità per goderne a pieno, senza i freni dell’innocenza fanciullesca.

I vacui che si nutrono degli occhi dei bambini non sono altro che un’ulteriore metafora. Il concetto di strappare via gli occhi può essere interpretato come una critica rivolta allo spettatore che non va oltre la favola e non ne approfondisce il suo significato. Il concetto può essere anche visto come una limitazione figurativa alla propria libertà personale da parte di chi si trova in una posizione di potere (Nazismo).

Il racconto dei bambini speciali è uno strumento per demistificare gli orrori passati, facendogli assumere una connotazione favolistica. Orrori che però sono reali, almeno quanto lo sono i bambini di Miss Peregrine.

Sono infatti chiari i riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale, disseminati per tutto il film. Ne è un esempio concreto il fatto che, in concomitanza di un particolare evento, i bambini di Miss Peregrine debbano uscire dalla loro casa e indossare una maschera antigas.

Miss Peregrine – una storia anche per bambini

Una storia dal doppio significato in cui si vede tutto il tocco magico di Tim Burton che cita se stesso con numerosi easter egg. Nonostante l’evidente simbolismo e le metafore che traspaiono, il film riesce comunque a mantenere una componente favolistica che risulta divertente e scorrevole.

A tratti grottesco, grazie all’umorismo tipico della cinematografia di Tim Burton, Miss Peregrine – La Casa dei Ragazzi Speciali è un prodotto cinematografico ben riuscito che risulta gradevole anche per i bambini.

Suggerisco però ai genitori di accompagnare i figli per aiutarli a comprendere una pellicola dai significati profondi.

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