La Ragazza del Treno – la recensione del film

Rachel Watson è una donna di 32 anni che abita nella periferia di New York. Ha un marito, Tom, un lavoro e una bella casa; ama l’arte e vive in una classica villetta a schiera che si affaccia sull’Hudson River.
Una vita praticamente perfetta, nella quale manca solo un figlio. Peccato solo che, come spesso accade, il figlio non arriva.

Un vuoto che Rachel non riesce a colmare e che la spinge a trovare conforto nell’alcol.

Un vizio che la porta a soffrire di gravi vuoti di memoria con conseguente perdita del lavoro e tradimento da parte del marito che la lascia per un’altra donna, Anna.

Il film La Ragazza del Treno, trasposizione del libro omonimo, ci presenta quindi la storia di una donna come tante altre, mostrandoci però soltanto il lato peggiore di Rachel. Un’ubriacona fallita e paranoica che non riesce ad accettare la fine della propria relazione sentimentale. Una donna instabile dal punto di vista psicologico che vive ancorata al proprio passato. Interpretata ottimamente da Emily Blunt, Rachel viene mostrata dal regista Tate Taylor sotto un filtro che mette in risalto tutti i suoi difetti, dando in pasto al pubblico un personaggio che suscita antipatia.

Come possiamo trovarci in sintonia con una donna che stalkera in continuazione la nuova vita del marito?

La Ragazza del Treno – le perfette vite degli altri

Nell’estremo tentativo di salvare quel che le resta delle apparenze, perennemente ossessionata dalle opinioni altrui, Rachel prende tutti i giorni il treno facendo finta di andare al lavoro. Con la faccia schiacciata contro il finestrino, la donna rivolge lo sguardo e i pensieri annebbiati dall’alcol a quelle bellissime case dove lei stessa un tempo abitava. Oggetto dei suoi interessi è in particolar modo una coppia, Megan e Scott, simbolo di quella felicità perduta.

Megan e Scott sembrano la coppia ideale, ma lo sono veramente? Il film, qui nella sua parte più riuscita, gioca con gli spettatori mostrando un mondo patinato. La vita felice delle due coppie viene costantemente paragonata con quella di Rachel, fatta solo di rimpianti e alcol. Entrambe belle donne che, amate dai loro affascinanti mariti, vivono la loro vita perfetta nel loro perfetto quartiere borghese.

Basta però uno sguardo dettagliato sulle loro vite per vedere l’imperfezione delle loro realtà. Proprio come le case in cui vivono che mostrano un gradevole aspetto dalla strada principale, per poi rivelare giardini poco curati e sterpaglie sul retro.

Dal finestrino del treno, Rachel spia le vite degli altri finchè scopre una bruciante realtà: Megan ha una relazione extra coniugale. Traumatizzata dall’accaduto e con un crollo di nervi, dopo aver rivissuto la sua storia d’amore una seconda volta, Rachel perde il controllo e si ritrova a vagare nei pressi della casa della coppia. Al suo risveglio si trova dolorante e, ricoperta di sangue, non riesce a ricordare l’accaduto della sera prima, mentre i telegiornali parlano della scomparsa di Megan, avvenuta proprio nello stesso giorno.

La Ragazza del Treno – un film thriller al femminile

A metà del film, quel minimo di empatia con il personaggio principale, che avremmo potuto faticosamente costruire, crolla definitivamente. Come possiamo sostenere l’innocenza di Rachel quando lei stessa aveva rivolto tutto il suo odio verso quella ragazza scomparsa, colpevole di ingratitudine nel aver gettato ai quattro venti la sua perfetta relazione?

La Ragazza del Treno è un film di genere thriller. Un prodotto discreto e gradevole se visto nell’insieme, sebbene basti una più attenta analisi per evidenziarne i problemi.

Con una partenza lenta, contornata da numerosi flashback, ci mette un po’ a ingranare, dandoci con il contagocce i dettagli che riguardano la vita delle tre donne protagoniste del film. Una storia che si sorregge tutta sui suoi personaggi stereotipati; stereotipi che avrebbero potuto essere abbandonati in favore di un colpo di scena più elaborato.


Malgrado le idee valide, la struttura narrativa non presenta alcuna rivoluzione nel genere thriller, in quanto probabilmente ispirata al film Gone Girl di David Fincher.
Sollevano però il film da una bocciatura nella recensione le ottime capacità recitative delle tre donne protagoniste e in particolar modo spiccano le performance di Emily Blunt e Rebecca Ferguson.

Col senno di poi, sarei andata a guardare questo film al cinema? Direi di sì, ma con aspettative leggermente diverse.